Quando si parla di sport a livello giovanile, il talento è spesso la prima variabile ad essere considerata.
Osservando un gruppo di bambini durante una partita di calcio o un torneo di minibasket, il talento è quella cosa che non si può non notare.
La facilità di apprendimento, la capacità di reagire alle difficoltà e l’abilità nel movimento sono elementi d’impatto che permettono a giovani e giovanissimi di emergere durante il primo periodo del loro percorso sportivo.

Gettiamo immediatamente la maschera: anche noi amiamo vedere talento ed ammiriamo ben volentieri atleti con talento fisico, atletico, tecnico o mentale. Tuttavia abbiamo imparato con gli anni ad essere diffidenti rispetto a questo dono particolare che va sì coltivato e tutelato ma non celebrato oltremodo.
Troppi sono gli episodi in cui l’atleta di talento ha utilizzato le sue capacità innate come un tappeto sotto cui nascondere la polvere del suo percorso sportivo. Atteggiamento, impegno e costanza rischiano in questo modo di diventare elementi subalterni e non fondanti.
Il talento funge da salvacondotto immancabile per accettare di più dell’accettabile. Genitori e allenatori, non tutti per carità, sono inconsciamente portati a giustificare componenti nocive di giovani e giovanissimi in cambio di qualche abbaglio, qualche giocata o qualche canestro in più.

Quando abbiamo cominciato ad immaginare questo progetto sportivo, la nostra ambizione non è mai stata quella di poter seguire atleti dal talento cristallino bensì quella di coinvolgere grandi lavoratori, ragazzi che amassero stare in palestra ed allenarsi di più e meglio degli altri.
L’attività proposta da Extra Pass è spesso integrativa rispetto a quella svolta quotidianamente con le proprie Società sportive, è fondata sulla cura del dettaglio e su una mole di lavoro importate, unico ingrediente che possiamo controllare. Dato infatti per assodato che non esista una ricetta magica condivisa per il successo sportivo, un primo buon consiglio è quello di non fare affidamento sul talento, di affrontarlo con diffidenza.

Uno dei più grandi tiratori della storia, Ray Allen, ha fatto sua la massima “I don’t believe in talent, I believe in hard work.”. Non avremmo saputo riassumere meglio questa analisi sul talento. Il talento esiste, è una componente certamente importante ma è una variabile che sfugge al merito o all’impegno e per questo non può in nessun modo essere fondante nella vita sportiva di ogni atleta che abbia ambizioni.

Extra Pass vuole essere al fianco di questi atleti. Vogliamo fare la differenza per chi, pur non essendo predestinato, non si arrende, per chi è pronto a reagire e a credere che l’obiettivo sia raggiungibile. Valorizzare inclinazioni naturali è doveroso, conoscere le proprie capacità e affinarle è la base dell’allenamento e del miglioramento purché la gratificazione e la consapevolezza personale non rallentino la corsa.

Trasmettere questa prospettiva agli atleti che lavoreranno con noi sarà uno step necessario per svolgere il nostro compito al meglio. Il talento non è nemico del successo, ma non è un’ingrediente fondante per raggiungerlo. Se sarà un catalizzatore o un freno insuperabile lo deciderà l’atteggiamento e l’impegno con cui perseguiremo gli obiettivi che insieme ci siamo prefissati.