“Io non sono di certo uno di quei genitori che vuole il figlio campione, però…”.
In quel “però” è racchiuso tanto del nostro lavoro.
Extra Pass è stato fondato con l’obiettivo di aiutare giovani atleti a diventare la migliore versione sportiva di se stessi. Lavorando con giocatori e giocatrici spesso di livello giovanile è fondamentale che anche i genitori facciano parte del gruppo di lavoro, che ci aiutino ad entrare in relazione con i figli e che facciano rete con noi e con tutti i professionisti coinvolti.
Abbiamo avuto esperienze meravigliose, di fiducia totale, rispetto dei ruoli e delle competenze e altre caratterizzate da comportamenti nocivi su cui sentiamo la necessità di riflettere.
In questa newsletter non intendiamo insegnare ai genitori come educare i propri figli, ci permettiamo semplicemente di consigliare come accompagnare correttamente (secondo noi) il percorso di un giovane atleta.
Ci siamo divertiti nel trovare alcuni parallelismi tra i fondamentali o i momenti del gioco ed i comportamenti “tipici” degli adulti che seguono i propri figli nello sport.
Green Flags
- FIDUCIA
La fiducia nelle figure di riferimento è l’inizio ed il senso del percorso. Si comincia affidando il proprio figlio alle competenze di uno staff e si conclude difendendo questa connessione anche davanti a situazioni o scelte che non si comprendono o condividono.
La fiducia è bella come… Un passaggio! - RISPETTO DEI RUOLI
C’è uno spazio per ognuno nel percorso sportivo di un atleta e quello del genitore non è al centro. Quando il padre o la madre sono in grado di lasciare al centro il figlio senza intasare lo spazio con aspettative, delusioni e controversie, ci troviamo in una situazione ideale.
Il rispetto dei ruoli è importante come.. Occupare bene lo spazio in campo! - COORDINARSI
Quando un genitore si impegna nel condividere gli stessi valori che promuove l’istruttore o l’allenatore, la rete educativa è più limpida ed il percorso dell’atleta diventa più chiaro e definito.
Coordinarsi è decisivo come.. Collaborare con i propri compagni! - RICONOSCIMENTO
L’intervento del genitore nel percorso sportivo del figlio è legittimo, ma è necessario rispettare tempi e modi adeguati. Un confronto sano deve essere saltuario: è doveroso dare tempo al percorso del figlio, all’emergere delle difficoltà e al loro superamento senza un continuo tentativo di correzione e anticipazione.
Sapere quando e come intervenire è come una buona lettura in attacco!
Red Flags
- IPER ANALISI
Analizzare le scelte dell’allenatore e la proposta sportiva è una pratica da matita rossa. Abbiamo incontrato numerosi casi di genitori che fin dalle fasce Minibasket giudicano quali esercizi vengono svolti in allenamento o come viene gestita una partita, con una più o meno consapevole convinzione di poter insegnare il mestiere a chi quel mestiere lo fa. L’aggravante è che spesso tutto ciò viene fatto in presenza dei figli.
L’iper analisi della vita sportiva del figlio somiglia tanto ad una brutta forzatura, ad un tiro marcato, a troppi palleggi!
- MANCANZA DI COLLABORAZIONE
Come anticipato, nessun allenatore dovrebbe insegnare ai genitori come educare i propri figli e viceversa cosa viene trasmesso in palestra è appannaggio dell’istruttore. Contraddire l’allenatore o screditare una sua scelta davanti al figlio senza prima aver provato a trovare un punto di incontro tra adulti rischia di demolire la credibilità di chi c’è in palestra agli occhi dell’atleta.
Non collaborare su una stessa base di valori sportivi condivisi equivale ad un mancato aiuto difensivo e ad un canestro subito! - FIDUCIA AD INTERMITTENZA
La fiducia in un allenatore non può essere ad intermittenza e basata sulla convenienza. Capita spesso di incontrare genitori contenti dell’allenatore che fa giocare tanto il figlio e scontenti di quello che lo fa giocare poco. Come dicevamo, la fiducia è l’inizio del percorso e se deve rappresentarne il suo senso massimo, non può essere soggetta al grado di soddisfazione dell’atleta.
La scarsa fiducia nell’allenatore è come una palla persa che rischia di compromettere la partita. - INDIVIDUALISMO NELLA COLLETTIVITÀ
Quando in uno sport di squadra penso alle mie esigenze personali e a quelle di mio figlio, senza preoccuparmi di quello che può essere utile alla maggioranza, rischio di compromettere lo spirito di questo sport.
Qui si parla di pallacanestro, siamo di fronte a 15/20 ragazzi o ragazze con capacità differenti, fasi dello sviluppo eterogenee ed è impossibile che la proposta sportiva sia la migliore per ogni singolo giocatore.
Il ruolo del bravo allenatore è quello di modulare un percorso che possa essere il migliore possibile per la situazione specifica che ha di fronte.
Pretendere l’individualismo in un contesto di squadra è come una di quelle azioni “Hero Ball”, in cui il giocatore non guarda i compagni, prende la palla, fa 500 palleggi e tira da 9 metri marcato sperando di conquistare la gloria eterna.Spoiler: Spesso la palla finisce sul ferro.
“Non sono certo uno di quei genitori che vuole il figlio campione, però mi piacerebbe offrirgli l’opportunità di migliorare e divertirsi”.
Questo è un “però” che ci piace, costruttivo, non distruttivo.
Nella pallacanestro come nella vita esistono buoni e cattivi maestri. La nostra non è una difesa della categoria ma un suggerimento utile (si spera) per imparare a seguire il percorso sportivo di un figlio con entusiasmo, correttezza e rispetto, senza invadenza e presunzione.
Crediamo che un genitore abbia il compito di riconoscere e valutare lo stile dell’istruttore o dell’allenatore.
Osservare come si comporta con gli atleti, come riesce ad appassionarli e a motivarli nella crescita.
Se lo stile è quello giusto va data fiducia.
La valutazione delle competenze arriva dopo, magari con l’aiuto di qualcuno che può riconoscerle.
Il comportamento virtuoso dei genitori favorisce la crescita di figli consapevoli e, non a caso, questo rappresenta la base per la formazione di un giocatore di alto livello. Chissà che, anche senza volerlo, impegnati nel supportare con il giusto distacco, quel figlio diventerà davvero un campione!



